Una storia di ordinaria follia….purtroppo

Ricevo e posto la seguente storia

Accade che, un giorno di dicembre 2007, un autocarro trasportante gasolio che percorreva via Conca a Prato Cesarino (LT), improvvisamente si ribalta all’altezza delle abitazioni delle famiglie Fracassi. Ovviamente tutto il suo trasportato, si riversa sul terreno antistante e dentro la proprietà delle due famiglie. Questo è il fatto.
Forse non sarebbe necessario ricordare che la zona in questione è una località periferica di Cisterna, che si tratta campagna, che non esiste Acqualatina, ma solo pozzi privati e che qui sono collocati numerosi terreni agricoli, ma lo vogliamo scrivere a onor di cronaca.
Il bello viene dopo l’accaduto: tutte le autorità ne vengono informate, vengono fatti sopralluoghi e analisi, il terreno viene messo in sicurezza, viene notificata l’ordinanza comunale che dichiara l’acqua non potabile. A questo punto la Compagnia assicurativa dell’autocarro, incarica la ditta “Salerno” di Novara, di effettuare la bonifica del terreno interessato, liquidando a tale ditta tutto il compenso per i lavori effettuati.
Fin qui tutto sembra filare liscio: la ditta inizia i lavori, colloca i depuratori fuori e dentro la proprietà Fracassi, fornisce anche acqua in bottiglia alle due famiglie. Proprio così, acqua in bottiglia: per uso alimentare e per igiene personale.
L’incanto, però, dura poco: all’improvviso la fornitura di acqua si interrompe, nonostante i numerosi solleciti da parte della famiglia; i lavori di bonifica cessano bruscamente. Vengono così chieste spiegazioni da parte degli interessati: la risposta è che la ditta Salerno, che già versava in grave difficoltà, è stata messa in liquidazione (come dichiarato da Fracassi)…
I depuratori restano abbandonati, nessuno li recupera e ad oggi, passando davanti la proprietà Fracassi, si possono ancora notare lì inerti.
Dall’incidente sono passati quasi 7 anni e ad oggi la situazione è ancora in una sorta di limbo. “In questi anni abbiamo sostenuto spese per un ammontare di circa euro 20.000 documentabili – racconta Luana Fracassi – tra analisi, lavori non previsti (ad es. per la costruzione del ponte di ingresso, è stato necessario scavare molto più a fondo, per eliminare tutto il terreno impregnato di gasolio e benzina), danni alla proprietà, approvvigionamento idrico e spese varie (in famiglia sono presenti 3 bimbi in età compresa tra i 12 mesi e i 7 anni, ndr). Ad oggi, nessuno ci ha rimborsato neanche un centesimo.”
Nonostante la famiglia si sia appellata all’amministrazione, alla asl, all’Arpa Lazio, all’assicurazione dell’autocarro, la faccenda non è stata risolta e anzi, è caduta nell’oblio. Nessuno sembra volersi fare carico dell’accaduto. “L’assicurazione ci ha comunicato di aver provveduto a liquidare anche la somma a noi spettante come rimborso, alla ditta Salerno! Ma a quale titolo?” si chiede la famiglia Fracassi.
Le ultime analisi, effettuate dal laboratorio Redi di Latina e, nemmeno a dirlo, a spese degli interessati, hanno dichiarato l’acqua priva della presenza di idrocarburi e quindi potabile. Peccato che per la burocrazia questo non sia sufficiente: occorre, sintetizzando, far effettuare le analisi dall’Arpa Lazio e, solo in seguito, richiedere alla Asl l’emissione del giudizio di potabilità.
Tutto l’iter ovviamente, costituisce un aggravio di costi a carico della famiglia Fracassi, la quale si domanda “Come mai l’Amministrazione Comunale ha notificato l’ordinanza di non potabilità dell’acqua e, al momento di revocarla, dopo la nostra legittima istanza, ci comunica che tutta la procedura ed i relativi costi sono a carico nostro?”.
Probabilmente questa è solo una delle tante situazioni di disagio che sono purtroppo tipiche delle zone rurali periferiche. Zone che sembrano totalmente dimenticate da tutto e tutti, prive di servizi e private dei diritti e, in alcuni casi, della propria dignità.
In periodo elettorale è facile fare finte promesse e noi ci auguriamo soltanto che qualcuno, leggendo l’articolo, possa finalmente far luce sull’intera faccenda e collabori per restituire alla famiglia Fracassi la propria dignità di cittadini di Cisterna, aventi diritto di essere tutelati dalle autorità tutte.
In effetti, amara conclusione, viene da chiedersi: se tutta la faccenda fosse accaduta in un comune sperduto del nord Italia, sarebbe stata gestita allo stesso modo?

Articolo di Mariafrancesca Clemenzi

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