La Giostra del Saraceno di Cisterna: tra realtà e fantasia

Si è svolta domenica 2 settembre la tanto annunciata Giostra del Saraceno. Da attenti appassionati di storia locale ci siamo più volte interrogati su questo evento, ma abbiamo preferito aspettarne lo svolgimento prima di esprimere opinioni, perché non c’è niente di più deleterio del pregiudizio. A primo impatto un occhio profano avrebbe plaudito alla scena iniziale: tanti bei costumi, un gran lavoro fatto dallo staff dell’Associazione Araldica “Tres Tabernae” e un’atmosfera piacevole. Parliamo degli eventi salienti della serata. Dopo la bella esibizione degli sbandieratori di Cori, un’annunciatrice in costume medievale ha dato inizio alla rappresentazione e subito quattro cavalieri, con tanto di cavalli e lance, si sono avvicinati al palco su cui stavano un Papa (ma più precisamente era un Vescovo, un Papa era un po’ eccessivo anche per una vera giostra medievale) e graziose donzelle; dopo che il Papa ha benedetto i cavalieri, le dame hanno legato i loro fazzoletti alle lance di questi. L’annunciatrice ha poi detto che i cavalieri sarebbero partiti per l’Africa (tutto molto carino, se non fosse che le crociate si svolsero in Asia Minore). Successivamente è iniziata la gara con archi e frecce. Un curioso fantoccio in costume arabeggiante si muoveva orizzontalmente e i bei arcieri dovevano colpirlo con le loro frecce. Ha vinto la contrada di S.Antonio (che però stranamente l’Associazione ha definito “Confraternita”, ma, oltre al fatto che non risulta sia mai esistita una Confraternita di S.Antonio a Cisterna, le Confraternite non si occupavano di gare tra arcieri, ma di beneficienza!), stracciando le altre contrade con ben ventiquattro punti. Dopo la gara è iniziato il corteo, con gli sbandieratori di Cori in testa, seguiti da un condannato a morte su un carro e da numerosi figuranti tra dame, cavalieri, tamburini, dignitari il Vescovo stranamente appellato “Papa” e un giullare. Al ritorno, come da programma, il condannato a morte è stato graziato e graziose odalische hanno concluso, coi loro balletti, la serata. Il bilancio dell’iniziativa è positivo; tuttavia ci viene qualche dubbio di ordine storico-filologico: innanzitutto perché rievocare solamente l’allenamento dei giovani cristiani contro fantocci quando abbiamo avuto qui a Cisterna tanti importanti avvenimenti storici? Ne citiamo solo alcuni che potrebbero essere rievocati: l’incoronazione di papa Alessandro III avvenuta tra Ninfa e Cisterna nel 1159; il trasporto dei corpi dei S.S. Eleuterio e Ponziano Martiri da Tiberia a Velletri; le vicende di Corradino di Svevia, di Ludovico il Bavaro o Cristiano di Magonza, che hanno visto Cisterna protagonista degli avvenimenti più importanti del medioevo europeo. Per quanto riguarda le contrade e gli stemmi inventati siamo piuttosto perplessi: perché non usare i quattro veri rioni di Cisterna Vecchia (S.Pasquale, S.Pietro, Carceri Vecchie e Ponte delle Meraviglie) e “aggregare” i castelli rurali a ognuna di queste vere contrade? Perché non coinvolgere adeguatamente Cisterna Vecchia per far finalmente conoscere a tutti la sua storia? Gli stemmi, poi, non potevano essere più fedeli a questo territorio? Perché inserire il biscione di Milano nello stemma di Doganella? Tra l’altro non risulta sia mai esistita una contrada Caetani…si potevano, a questo punto, far sfidare i castelli medievali di Cisterna, Ninfa, Tiberia e Castro Vecchio (antico nome di Le Castella), dato che nel medioevo essi erano indipendenti e non ancora legati al comune di Cisterna! Per quanto riguarda la brochure dell’evento ci sono delle vistose imprecisioni storiche: i cittadini di Tres Tabernae, dopo la distruzione, non si trasferirono a le Castella e la località detta “della Cisterna” non sorgeva lungo la Via Appia antica, che era ormai abbandonata. Assodato falso storico è poi il nome “Cisterna Neronis”, affibbiato dai fedeli del Barbarossa alla nostra città per screditarla. Inoltre la stessa Giostra del Saraceno è una tradizione nata nel rinascimento (non ha nulla a che fare con Tres Tabernae, e nemmeno tanto coi saraceni che la distrussero), tramandata nei comuni del Centro-Nord Italia, con tradizioni cavalleresche consolidate negli anni, ma quasi sconosciute alla storia dell’Agro Pontino. Oltre ciò le autorità di Cisterna erano i tre Priori e i trenta Consiglieri, quindi si potevano modellare i figuranti intorno a queste figure storiche. Le nostre terre sono piene di storia e tradizioni proprie, perché non riscoprirle e diffonderle invece di promuovere quelle di altri posti che già sanno curare e perpetuare egregiamente da soli? La curiosa Associazione Araldica Tres Tabernae (l’araldica nacque solo nel XII sec. e quindi molto dopo rispetto all’anno di distruzione delle Tre Taverne) avrebbe potuto dedicare molta più attenzione allo studio della storia di Cisterna, ed evitare grossolani errori e stravolgimenti, rendendo più fedele la rappresentazione e diffondendo la vera cultura cisternese. Sono anni che ci dedichiamo alla ricerca storica su Cisterna, senza la quale sarebbe incomprensibile il nostro presente e grazie all’Associazione Esso Chissi de Cisterna cerchiamo di divulgarla, sensibilizzando i cisternesi alla riscoperta delle nostre radici. Nel complesso, comunque, la Giostra del Saraceno è stata una bella manifestazione e facciamo i complimenti all’Associazione Araldica Tres Tabernae che insieme ad altre associazioni cercano di far rivivere l’importante storia di questa città. Questi nostri vogliono essere soltanto dei buoni consigli che sono alla base della sana collaborazione tra associazioni culturali nel raggiungere i medesimi obiettivi.

Francesco Pompili
Francesco Buonincontro
Associazione Esso Chissi de Cisterna

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