AL COMMERCIO SERVONO AIUTI ? Intanto facciamo qualche multa

Le multe fatte ad alcuni commercianti, che non hanno rispettato l’obbligo di chiusura festivo e settimanale, sono figlie del tirare a campare della Giunta Merolla, anzi del “Poltronificio Merolla”. Il Sindaco, infatti, quest’anno è stato distratto dalla spartizione delle poltrone e non ha emesso l’ordinanza che permette di stare aperti tutti i giorni durante il mese di novembre. Questo ha portato i vigili urbani a fare le multe ai commercianti che, magari in buona fede ed in base alle esperienze degli anni passati, sono stati aperti la domenica ed il lunedì. Né l’Amministrazione può giustificarsi con la scusa che i commercianti non ne avevano fatto richiesta.
Un’amministrazione attenta deve saper programmare e non vivere alla giornata come ormai diciamo da tempo. E allora, soprattutto in tempi di crisi come questo, la programmazione del commercio nei mesi di novembre e dicembre diventa fondamentale ed invece il Sindaco e la sua Giunta dormono. Bisogna dire, inoltre, che il Settore Commercio è anche uno dei pochi che ha l’Assessore di riferimento, quindi questa è la conferma che quando diciamo che siamo governati da persone incapaci, diciamo la verità. Shopping Corso
Non solo. Nel Consiglio Comunale dello scorso 8 ottobre abbiamo chiesto all’Assessore Bellotto di mettere i soldi per i buoni sconto sulla spesa fatta nei negozi di Cisterna, una iniziativa messa in atto anche dal Comune di Sezze che ha riscosso notevole successo e portato beneficio a cittadini e commercianti.
In pratica il Comune potrebbe rimborsare al cittadino un 10-20% della spesa, fatta nei negozi cisternesi, dietro presentazione dello scontrino o della fattura. Questa iniziativa porterebbe beneficio al cittadino, che ottiene un risparmio ed è invogliato a spendere nei negozi di Cisterna e a non andare fuori città, ed ai commercianti che potrebbero incrementare le vendite. Mettendo a disposizione, anche solo 150.000 euro si movimenterebbe un giro d’affari da 750.000 a 1.500.000 di euro che resterebbero nella nostra città e potrebbero essere anche di più se i commercianti si rendessero disponibili a fare un’ulteriore sconto. Sarebbe una boccata d’ossigeno, in un momento di grave difficoltà economica, anche per quei commercianti che hanno votato Merolla e che ora subiscono gli effetti del suo immobilismo, senza protestare.
image Rifaremo di nuovo questa proposta sperando che venga accettata anche dai consiglieri di maggioranza, che facciano capire al Sindaco ed all’assessore al commercio che la città non si può governare solo facendo le sfilate in feste, festicciole e compleanni.

Gianni Isacco

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14 risposte a AL COMMERCIO SERVONO AIUTI ? Intanto facciamo qualche multa

  1. Carmen ha detto:

    -“prima di giudicare, è bene chiedersi perchè le cose cambiano”. Qui sono daccordo al 1000 x 1000: chiediamoci xché il consumatore cisternese medio va altrove invece che a Cisterna a spendere (xché io di cisternesi che spendono altrove ne vedo) prima di giudicarlo male. Perché prima si spendeva di più ed ora si spende di meno a Cisterna?-

    Una mia personale opinione:
    Perche’ l’offerta (senza pensare alla qualita’) nn e ‘ per tutti. A Cisterna con un po’ di impegno si vestono i bimbi e i ragazzi intorno ai 20 anni al massimo e qualche ragazza-signora magrissima poi niente piu’, io personalmente mi son sentita rispondere da una negoziante: nn sei mia cliente quindi nn ho di che accontentarti!!!!!” di certo come faccio a ritentare in quel negozio, a priori so di nn trovare nulla.
    Sono convinta che , chi decide di avviare un’attivita’ commerciale a stretto contatto con clienti (vestiario-intimo-scarpe ecc) debba seguire un corso di tattica vendite ed educazione commerciale.( nn so’ se gia’ esiste) per avere la qualita’ del proprio esercizio.
    Io mi auguro che qualche negoziante legga questi ns commenti e ne faccia tesoro ………………… Non tutti hanno il tempo di emigrare in altre citta’ a far acquisti ,io a Cisterna sto’ bene e quando esco mi piace fermarmi a parlare con le amiche e nn passeggiare tra sconosciuti…………

  2. nessuno ha detto:

    ok U79; lungi da me voler irritare chicchessia, anzi ringrazio tutti coloro che scrivono e con i quali è possibile scambiare qualche opinione. Condivido molte cose che dici, anche alcuni concetti meritocratici pur sapendo che nella concreta esperienza storica hanno spesso coperto tutt’altro: figli di avvocati che diventano avvocati, figli di notai ecc….
    Non è questa la meritocrazia di cui abbiamo bisogno.
    Per il resto, conoscendo il tuo orientamento – diciamo – di centro destra, mi sono divertito a sentirti accusare di comunismo.
    Buona giornata.

  3. nessuno ha detto:

    Udite udite, U 79 e gianluca si punzecchiano fino ad arrivare all’insulto di “comunista”.
    Suvvia, per chi lo è davvero, nel profondo, come me, si tratta di un complimento che non Vi meritate presi come siete, Voi poveri “destri” ad interrogarVi su come uscire dalle attuali ristrettezze economiche: uno facendo l’analisi merceologica della canottiera, l’altro prendendosela con l’invidia.
    Nè l’una ne l’altra.
    Semplicemente siamo immersi in una crisi vera, non transitoria, di un modello individualistico, liberistico, efficientistico che ci ha portati in un vicolo cieco.
    Abbiamo bisogni di nuovi occhiali per guardare la realtà, anzi vecchi, forse forse gli occhiali del buon caro Marx o, per i più sofisticati, di Keynes e pensatori come questo non ortodossi.
    Che poi la mutanda sia D & G o buon cotone naturale senza griffe, chi se ne frega…

    • U79 ha detto:

      Aspe’ nessuno, il discorso del “comunista” se leggi bene ha girato a questo modo: gianluca mi ha etichettato come tale per offendermi; io non ho voluto dar soddisfazione, ma ho voluto comunque far presente che è fuori strada. Poi io nel rispondere ho evidenziato che un certo atteggiamento di andare appresso alle frasi che si vuol sentir dire (il movimento di sinistra italiana da anni fa questo: cavalca scontentezza e problemi senza offrire soluzioni reali, ma facendo a mio parere una forma di demagogia), è un comportamento da comunista (es. “a Cisterna mancano i parcheggi”).

      Il discorso della mutanda è per fare un esempio, mi vergogno quasi nel dovertelo far notare. Il punto è che qui c’è un problema, liquidarlo con la frase “c’è la crisi” è superficiale, perché io la vedo la gente spender soldi altrove (gente cisternese intendo). Ho voluto dare un contributo (mi si perdoni il termine pretenzioso) “intellettuale” portando la mia opinione e argomentando con esempi nel concreto.

      Sulle qualità e difetti di concetti come liberismo, individualismo, efficientismo poi ci si potrebbe dibattere per giorni. Io apprezzo una struttura per cui un governo garantisca servizi e qualità dei servizi tali da poter permettere come minimo una vita dignitosa per tutti; ma che fondamentalmente premi chi ha l’idea giusta, chi ha il coraggio di metterci il proprio capitale, chi crea posti di lavoro e che quindi è giusto che si arricchisca maggiormente e raggiunga una posizione socialmente più rilevante rispetto a chi preferisce rimanere nella massa.

  4. gianluca ha detto:

    Mi scuso se quanto espresso precedentemente abbia coinvolto persone che non ritengo poco serie o poco professionali, inoltre “…A NOI..” hanno insegnato a farci valere per quello che SIAMO e non per quello che non sono gli ALTRI. Inoltre non pensate che il commerciante è felice di cambiare o di abbandonare le cose in cui ha creduto all’inizio della propria avventura commerciale; perchè queste persone non vanno infangate ma onorate per la forza di rialzarsi e continuare a credere che in qualche modo si può sopravvivere cercando la strada giusta, nella speranza di trovarla. Pechè “OGGI” si vive per lavorare…e..non si lavora per vivere. E ricordiamoci che prima di giudicare, è bene chiedersi perchè le cose cambiano? a tutto c’è una risposta , io sono del parere che”CHI SI FERMA E’ PERDUTO”

    • U79 ha detto:

      Devo essere onesto, sono daccordo su almeno un paio di cose:
      – “credere che in qualche modo si può sopravvivere cercando la strada giusta, nella speranza di trovarla”. Appunto: cercare la strada giusta. Fare analisi di mercato, stimare con senso critico le proprie capacità e le proprie competenze, pianificare e solo dopo investire nella strada che si è individuato. Spesso uno invece pensa “mi piacerebbe aprire un negozio di…” e li ci si butta senza fare ulteriori considerazioni, si improvvisa. 9 su 10 gli andrà male. E sto tralasciando storie ancora più curiose, ma che, sono onesto, mi è capitato di apprendere, tipo di signore/ragazze che si sono fatte aprire il negozio dal marito o compagno del momento, quasi per hobby (massì: spendiamo queste ne migliaia di euro e come la va la va!)
      – “prima di giudicare, è bene chiedersi perchè le cose cambiano”. Qui sono daccordo al 1000 x 1000: chiediamoci xché il consumatore cisternese medio va altrove invece che a Cisterna a spendere (xché io di cisternesi che spendono altrove ne vedo) prima di giudicarlo male. Perché prima si spendeva di più ed ora si spende di meno a Cisterna?

  5. gianluca ha detto:

    vorrei sapere U79 che si permette di giudicare i commercianti del nostro paese, quanti jeans della “replay” ha nel suo armadio, quanti slip “D&G” ha nel comodino, quante t-shirt di “CUSTO B.” nel cassetto,. poi può parlarmi di pocaserietà dei commercianti, che purttroppo cercano di adeguarsi all’andamento economico del nostro paese, ed inoltre quando un negozio di articoli sportivi deve trovarsi a fronteggiare grandi negozi che abbattono la concorrenza offrendo più articoli e con il potere di vendere anche a prezzi inferiori del mercato; il commerciante non getta la spugna come farebbe un semplice comunista come te che parla di poca serietà non sapendo neanche se i proprietari sono gli stessi, se gli spostamenti delle attività e il cambio del prodotto ;è dovuto da altri fattori che sicuramente una persona che non mangia per non andare al bagno, non può capire. inoltre volevo far presente che a Cisterna non ci sono parcheggi, e la gente soffre di invidia, così tanto che preferiscono comprare gli stessi prodotti che sono presenti a cisterna nei paesi limitrofi. Inoltre dato che parlavi anche del sindaco, vorrei farti presente che il candidato a sindaco del PDI, faceva parte della giunta CARTURAN, quindi prima di parlare male della nostra cittadina, esci di casa comprati almeno un caffè al bar, e dopo prova a fare qualcosa di UTILE invece di sparlare senza sapere cosa dici… comunque i problemi che inconbono a cisterna sono le persone che sparlano, infangano e diffamano, senza farsi un esame di coscienza.

    • U79 ha detto:

      Primo grosso, ma credimi grosso errore: credermi un comunista. Se poi pensi che io abbia anche un seppur vago senso di stima o vicinanza politica per un qualunque esponente PDI di Cisterna…allora sei proprio fuori ma fuori strada.
      Stai pur tranquillo che nel mio armadio ci sono articoli di qualità: attento io qui non sto a scrivere di “marca”, ma di qualità. Poi a volte le due cose coincidono: tipo nei due pantaloni della Replay che ho (presi all’outlet al prezzo a cui spesso vedo vendere capi simili e più scadenti a Cisterna).

      Io penso che nella tua esperienza sia professionale ma anche di consumatore, tu conosca la differenza tra un capo di fibra naturale piuttosto che di fibra sintetica e come la qualità della composizione del capo si traduca poi ad esempio in induzione alla sudorazione e resistenza ai lavaggi. Quando scrivo che a Cisterna si è deciso di non puntare sulla qualità del prodotto intendo (anche) questo, se poi te non vuoi coglierne il significato beh, posso farci poco.
      Io ti chiedo quanti prodotti di marca hai tu nell’armadio e sono composti di Elastene, Acrilico e via discorrendo?

      Quando dico che manca la professionalità, intendo che commercianti non ci si inventa, soprattutto oggi giorno con la crisi. Bisogna avere le competenze per mettersi in un mercato complicato come quello odierno. Come se uno che fa le pizze un giorno si sveglia e dice: oggi mi metto a vendere mutande.

      Sai da cosa si capisce che la mancanza di parcheggi è una scusa, ma anche una frase qualunquista? Semplicemente analizzando alcuni dati:
      – Vicino al pronto soccorso c’è un parcheggio che tutto è fuorché piccolo
      – Dietro all’ex convento di Sant’Antonio Abate (forse te lo conosci come mulino Luiselli) c’è un parcheggio che può accogliere un buon numero di automobili.
      – Nella zona delle case popolari dove prima facevano il mercato possono essere posteggiate molte auto, così come nei pressi di Via dei fratelli Bandiera e nel parcheggio dietro l’edicola di Angelo (quella di fronte al palazzone rosso, mi sa che te quella zona la conosci).
      – C’è un grosso parcheggio dietro Giovanni Cena anche
      – A Velletri la situazione parcheggi e viabilità è notevolmente disastrata rispetto a Cisterna, anche per una conformazione urbana storicamente sfavorevole eppure li le strade commerciali sono sempre piene di persone ed i negozi, da quel che vedo, lavorano (e offrono dei prodotti migliori)
      A proposito di comunisti insomma molti commercianti si sono fatti (voluti fare) abbindolare dalla storia che gli affari sono andati in flessione a causa di quei posti auto che sono stati erosi dai lavori che hanno cambiato il Corso della Repubblica. Una favoletta accentuata dal fatto poi che molte persone pretendono di parcheggiare di fronte al negozio che devono visitare e, nonostante un buono stato di salute, non “possono” farsi 2-3Km a piedi (se pensi che siano tanti vedi quanto metri sono a farsi su e giù il corso).
      Certo: se realizzassero il famoso parcheggio multilivello non farebbe male, però che si asserisca la mancanza di posti per posteggiare io non posso accettarlo.

      Quel che non ho capito è: non acquistare prodotti a Cisterna perché la gente soffre di invidia (????). Vado per sicureza su Wikipedia e leggo: “L’invidia è un sentimento nei confronti di un’altra persona o gruppo di persone che possiedono qualcosa che l’invidioso non possiede”. Cioè: alcuni dei nostri concittadini vanno altrove ad acquistare un bene che potrebbero prendere a Cisterna xché soffrono d’invidia nei confronti del titolare del negozio cisternese?! E questa sarebbe parte della causa della flessione delle vendite dei commercianti di Cisterna?!

      “prima di parlare male della nostra cittadina, esci di casa comprati almeno un caffè al bar, e dopo prova a fare qualcosa di UTILE invece di sparlare senza sapere cosa dici… comunque i problemi che inconbono a cisterna sono le persone che sparlano, infangano e diffamano, senza farsi un esame di coscienza.”

      Questa è una delle chicche del tuo intervento:
      1. Io non parlo male della nostra cittadina, ma di una buona parte della classe dei commercianti di Cisterna; mica di tutti ma solo di chi lavora in un certo modo e poi piange anche in maniera pretenziosa, visto che il consumatore ci mette i soldi che si è guadagnato ed ha diritto decidere di spenderli dove meglio crede e per i prodotti che meglio crede (se non lo fa in un negozio cisternese un motivo ci sarà…ah si giusto: la mancanza di parcheggi, l’invidia, bla bla bla,…)
      2. Chi ti dice che io non esca di casa e non spenda soldi? Visito Cisterna, Latina, Roma, Aprilia, Nettuno, Anzio, Velletri, …e via discorrendo; proprio per questo ritengo di avere un senso critico (che non avrei se non uscissi dai confini cittadini). A volte spendo qui, molte altre altrove. E la spesa minima che faccio in un bar va al di la di un caffè in genere…
      3. Qualcosa di utile la faccio: do a Cisterna una possibilità. Entro nei negozi del corso della Repubblica come faccio altrettanto nelle altre cittadine: quando scelgo dell’altro (e spesso è così) lo faccio dopo aver considerato senza pregiudizi e con lo stesso criterio i prodotti visti (te credimi non hai idea, se cerco un prodotto, quanto io possa girare per acquistare quel che mi serve). Di più che dovrei fare secondo te? Andare a comprare, ad esempio una di quelle orribili mutande di D&G che ad esempio ho visto in un negozio di Cisterna sul corso della Repubblica per pura beneficenza? Ma buttali i soldi tu a questo modo se ne hai da sperperare.
      Qualcosa di utile la faccio anche quando scrivo in un blog che so essere letto dall’attuale sindaco, suggerendo che per dare impulso all’economia locale serve puntare su una programmazione che punti a Cinema, Teatri, poli museali, piste ciclabili, valorizzazione del legame con Ninfa (che è territorialmente nostra, diciamocelo senza esserlo), polo archeologico (très tabernae e relative tombe…) e via discorrendo. Te sei in grado di vedere il nesso?
      Qualcosa lo faccio mettendo in evidenza i difetti dell’attività del commercio qui a Cisterna, da una persona che visita, che gira e la vede la differenza? Ricordati che la persona che ti fa sempre i complimenti, ti dice “bravo vai bene così” anche quando non stai facendo le cose giuste, non ti aiuterà mai a crescere. Se tu preferisci uno che dice “giusto i commercianti fanno il possibile ma mica è colpa loro se…” allora votati te il PDI di Isacco che ti dice quel che vuoi sentirti dire, da bravo comunista populista e demagogo.
      E poi chi non fa proprio niente per essere UTILE a se stessi facendosi un “esame di coscenza” è proprio la classe dei commercianti cisternesi, tra cui ci saranno sicuramente persone serie ed intraprendenti, ma tra cui c’è anche tanta gente come minimo fuori posto.
      In coscenza so che sto contribuendo di più io a dare una possibilità a questa cittadina di quanto facciano queste personcine che non se la creano una possibilità.

      La critica, che porti dei dati (come io cerco sempre di fare, perché non sparlo per sparlare io, ma aggiungo sempre delle motivazioni, che poi chiaramente possono essere condivisibili o meno), può essere utile e costruttiva. Se chi la riceve però non è in grado di coglierne degli spunti, allora che continui a ristagnare immobile nei suoi problemi in attesa che arrivi un aiuto dal cielo.

  6. nessuno ha detto:

    Ma siamo/siete proprio sicuri che consumare, acquistare e poi di nuovo consumare, acquistare ecc. sia un bene? Vi ricordate gli spot berlusconian-consumisti sulla TV di qualche anno fà (ha comprato!!! Brava, fa girare l’economia)? E se invece facesse girare solo le palle? Forse è necessario consumare di meno merci varie – per lo più prodotte lontano mille miglia – e consumare di più cultura, formazione, cinema, teatro, letteratura ( sia umanistica che scientifica ).
    Forse con la crisi del sistema liberistico-consumistico possiamo impostare nuove priorità: più beni pubblici e meno consumi privati.

    • U79 ha detto:

      Consumare “beni di consumo” non esclude la consumazione di “beni culturali”: il discorso contrario non mi sembra corretto.

      Chi più e chi meno siamo tutti consumatori, c’è poco da fare. Ci vestiamo, ci nutriamo, molti di noi hanno hobby.
      Il consumismo è inevitabile però si può parlare magari di consumismo consapevole e sostenibile: chi compra più vestiti/scarpe di quante gliene servano può donare parte del suo guardaroba alla caritas; chi può comprare più cibo di quanto glie ne sia necessario può aderire alle collette alimentari; quando si sceglie un prodotto da acquistare si può puntare sul più “ecologico” (sia come processi di produzione che come possibilità di riciclarlo o riciclarne le confezioni) e così via dicendo. Poi certo ci vuole anche equilibrio nel distribuire le proprie spese: al di la dei beni di prima necessità bisognerebbe poi non acquistare solo oggetti ma indirizzarsi anche verso la “cultura” come asserisce l’utente nessuno.
      Poi c’è anche tanta gente gestisce i soldi in maniera a me incomprensibile (anche se fondamentalmente sono affari loro): sento persone dire che non arrivano a fine mese, poi sono sovrappeso (loro e le loro famiglie) e sempre il pacco di sigarette a portata di mano; magari se mangiassero e fumassero di meno… Ad ogni modo questo diciamo che è un altro discorso.

      Il problema di cui si tratta qui è che c’è una categoria della popolazione cisternese (le famiglie dei commercianti) che sta esprimendo un disagio per la flessione delle vendite e bisogna capire come si può fare a dare una mano.
      Si può premettere che alcune di queste persone piangono ma poi le vedi tutti i sabati al ristorante (anche a farsi le proverbiali “mangiate di pesce” ai vari San Felice, Anzio, Terracina e via discorrendo), i più giovani in discoteche o nei locali fighetti, oppure in giro con macchinucce “economiche”, direi utilitarie (Smart, Mini Cooper, Mercedes, BMW dai bolli e consumi veramente ridotti) e la settimana bianca/il viaggio intercontinentale minimo una volta l’anno…
      Bisogna capire come fare in modo che a Cisterna possa circolare denaro perché tanto, al di la delle belle chiacchiere, la gente spende, se non qui altrove ed allora bisogna fare in modo che lo faccia qui.

      Io, come scritto, penso che i commercianti con la loro pigrizia imprenditoriale, con un certo lassismo nel giudicare la qualità del loro operato e dei loro prodotti costituiscano una grossa fetta dei propri mali.
      E poi già altre volte ho voluto sottolineare come gli investimenti da parte dell’amministrazione, ma anche di privati, in ambito culturale (polo museale, polo archeologico, biblioteca, cinema, teatro, anfiteatro, circuito naturalistico ciclabile verso Filetto e Ninfa…) possano creare un circolo virtuoso a favore anche dei commercianti cisternesi. La crisi economica centra relativamente perché a me capita di girare e la gente che spende c’è, solo che spende altrove. Oggi i cisternesi spendono a Latina, Velletri, Cori, Nettuno, Aprilia: perché quei denari escono da Cisterna e si riversano li? E’ solo colpa di una ordinanza e di qualche multa?

  7. Commentatore ha detto:

    dal PD solo propaganda: nulla di costruttivo ho mai sentito uscire dalla loro bocca.

  8. Carmen ha detto:

    perche’ a Cisterna c’e’ merce di qualita’ e i pezzi sono inferiori che altrove?
    quale assurda pretesa!!!!!!!

    • U79 ha detto:

      Concordo con Carmen: qualità e prezzi di Cisterna sono assolutamente poco concorrenziali.

      I primi a “muoversi” devono essere i pigri commercianti cisternesi che pretendono ma non s’impegnano.

      Nel corso degli anni ne ho viste cose strane:
      – Una famiglia aveva un bel negozio di articoli sportivi ed uno plurimarca di abbigliamento di qualità. Hanno converito entrambi in negozi di abbigliamento in franchising a basso costo e bassissima qualità che peraltro vendono praticamente le stesse cose e a poche decine di metri l’uno dall’altro. Un’iniziativa, che appiattisce la varietà del prodotto e abbassa notevolmente il livello medio della merce venduta (roba che prima si trovava, forse, nelle peggiori bancarelle del mercato!) dovremmo premiare questa scelta?! perché? per beneficenza?
      – Ci sono quelli che ci provano, senza avere evidenemente la capacità e l’intuito di leggere il mercato. Es.: in via 1° maggio aprì tempo addietro un negozio di abbiagliamento per ragazzi, poi gli stessi hanno aperto un negozio di intimo in piazza Amedeo di Savoia, poi hanno spostato il negozio di intimo (credo cambiandogli anche nome) su corso della Repubblica ed ora l’hanno convertito in un negozio di intimo per bambini (sempre cambiando il nome)…questo indica mancanza di professionalità secondo me, a queste condizioni come si fa a raccogliere frutti?
      – Ce ne sono altri che cambiano in continuazione passando da un franchising all’altro.
      – I negozi “storici” difficilmente investono sull’immagine per proporsi con maggiore appeal ai possibili clienti (alcuni hanno l’aspetto odierno da almeno 20anni!)
      – Non c’è diversificazione della merce, sia all’interno del medesimo segmento sia come varietà di segmenti: fatevi un giro a Velletri o Latina, giusto per non andare troppo lontano, e capirete al volo cosa intendo.
      – Ci sono due supermercati cittadini: uno di recente è passato sotto una grande catena di distribuzione all’atto pratico aggiungendo solo la macelleria perché il resto è lo stesso degli ultimi decenni; l’altro ha una struttura e delle scaffalature oramai anch’esse vecchie, per non parlare della politica di accettazione dei buoni pasto che non comprendono la frutta, non comprendono i prodotti in offerta,…, per non parlare dei tempi biblici per ritirare i premi, per non aggiungere la varietà della merce, soprattutto in pizzicheria. Il consumatore se può va a fare spesa altrove, è normale.
      – Della ristorazione ho ampliamente parlato varie volte: sul Corso non emerge veramente niente di interessante dal punto di vista enogastronomico. Che dovrebbe fare il consumatore? Accontentarsi? E perchè mai???
      – Poi i bar e locali affini…mi limito alla zona centralissima di Latina: per dirne 3, fatevi un giro da Cifra, da Valery e/o da Mokafè (la lista potrebbe essere veramente più corposa), poi tornate a uno di quelli di Cisterna e ditemi perché dovremmo premiare quelli nostrani.
      – Per dire della mancanza di iniziativa, si potrebbe aggiungere all’elenco la mancanza di teatri, musei, cinema, birrerie (bisogna avere fantasia per premiare l’unica di Cisterna, il cui prodotto è colato a picco negli ultimi 2 anni), paninoteche, sfizierie, enoteche (anche se, se non sbaglio, un coraggioso ragazzo dopo aver provato ad inserirsi nel saturo mercato latinense ha deciso di provarci a Cisterna, pur in una posizione veramente molto infelice), negozi etnici, parafarmacie, gallerie d’arte(!!!), negozi di strumenti musicali (in una cittadina che ha più di qualche musicista, anche di grande spessore come il maestro Tatti), negozi di musica (uno ce n’è e lavora praticamente senza concorrenza, ci andavo vent’anni fa ed era identico a come è ora) e via discorrendo.
      Però di bigiotterie (che poi fosse alta bigiotteria, ma proprio di robbetta parliamo), negozi di abbigliamento e intimo in franchising, di quelli non ci manca niente proprio. Poi si lamentano che guadagnano poco: ci credo si buttano tutti nello stesso mercato, è chiaro che la concorrenza aumenta e la spesa dei consumatori di polverizza (con minor ritorno per ciascun commerciante).

      morale: sveglia!!

  9. U79 ha detto:

    Domande:
    1. Il comune avrebbe i 150mila euro ipotetici (cmq la x cifra) per mettere in atto questa iniziativa? Se li avesse, siamo sicuri che non ci sarebbero altre emergenze da affrontare con la detta somma?
    2. Se i rimborsi dovessero superare la cifra stanziata (incontrollabile real time, ma evidentemente risultante, mi si passi il termine forse improprio, solo “a consutivo”) quale sarebbe il criterio per includere ed escludere da questa iniziativa? entra in gioco chi spende di più? chi spende prima? chi dimostra di aver speso nel maggior numero di esercizi commerciali? chi ha speso negli esercizi che risentono, per la natura della merce venduta, della maggior flessione delle vendite? Chi spende nelle zone più svantaggiate nell’attrarre i clienti? (es. zone periferiche) Chi ha acquistato beni di necessità maggiore? (se dobbiamo scegliere: premiamo chi ha acquistato un Rolex in una delle gioiellerie spendendo centinaia/migliaia di euro o la madre che ha acquistato, sapendo della possibilità di avere sconti, la biancheria intima di base per i propri figli spendendo qualche decina di euro?)
    3. In assenza di una ordinanza nell’anno x (es 2010) o di un’deroga che disciplina l’apertura degli esercizi commerciali in un dato periodo (es Novembre), non vale una eventuale ordinanza antecedente (es. 2003) predisposta a questo scopo?

    Considerazione: senza voler fare di tutta l’erba un fascio (ho scirtto fascio? ops spero nessuno si offenda), in generale secondo me chi ha aperto ha provato a marciarci perché le regole le conosce.
    L’amministrazione ha senza dubbio la colpa che riconosco di non aver pensato ad una deroga (come ad es. quella contenuta nell’ordinanza 74/2008 resasi necessaria essenzialmente per aver “CONSTATATO che stante la recessione economica in atto, occorre ottimizzare il servizio ai consumatori; “); e questa colpa affonda le proprie radici nella crisi perpetua che colpisce la maggioranza. Però questo non giustifica chi ha infranto regole note, note da 7 anni almeno! Multa meritata e pianto dei commercianti molto fasullo e disonesto. 200 euro per alcuni commercianti costituiscono molto meno di quanto ci hanno guadagnato ad aprire (perché la maggior parte, quindi molti concorrenti, hanno rispettato le regole) io innalzerei e di molto l’entità di questa cifra (diciamo la decuplicherei serenamente). E poi che rispetto c’è nei confronti di chi ha chiuso? Oltre la disonestà di coloro che hanno aperto emerge anche l’assenza totale di etica. Vogliamo giustificarli? Io non ci sto! (e a scanso di equivoci, non faccio parte della classe commerciante cisternese).
    Io penso che per creare un circolo vituoso che favorisca un input all’economia locale gli strumenti debbano essere ben altri, se qualcuno ha letto l’ho scritto altrove; cmq se si vuole provare e se a Sezze ha funzionato…

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