NO AL NUCLEARE

Domenica 31 gennaio alle ore 10.00 presso la sala de il Canneto di B.go Sabotino, il Consigliere regionale del PD Domenico Di Resta, Presidente della Commissione Sviluppo economico, Ricerca, Innovazione e Turismo, ha organizzato un incontro pubblico dal titolo “No al nucleare”, cui prenderà parte Ermete Realacci, storico Presidente onorario di Legambiente e deputato PD.Manifesto_70x100_No_Nucleare_web
Al tavolo dei relatori, oltre Di Resta e Realacci, il coordinatore del PD Latina Mare Maurizio Carraro, i Segretari comunale e provinciale del PD Giorgio De Marchis e Loreto Bevilacqua,  il Sindaco di Nettuno Alessio Chiavetta e l’On. Sesa Amici.
E’ di questi giorni infatti la notizia ufficiale che il Governo Berlusconi vuole tornare ad investire sul nucleare, e in queste settimane si sta procedendo alla localizzazione di eventuali siti dove riprendere la produzione di energia o da utilizzare come deposito e stoccaggio delle scorie. Tra questi le ex centrali di B.go Sabotino e del Garigliano.
Il PD e il suo candidato alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino, hanno con fermezza espresso una ferma contrarietà alla ripresa di produzione di energia tramite il nucleare, in quanto convinti che il nostro Paese debba investire nella produzione di energie alternative e rinnovabili e nella ricerca scientifica in tale direzione.
Per questo l’incontro di domenica mattina sarà l’occasione e l’opportunità per discutere tutti gli elementi che entrano in gioco a seguito di un ritorno al nucleare, e la presenza di Ermete Realacci è il valore aggiunto in termini di competenze specifiche ad una riflessione che non è solo politica. Per questo l’invito a partecipare è rivolto a tutta la cittadinanza e soprattutto ai residenti di B.go Sabotino.

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street reporter
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7 risposte a NO AL NUCLEARE

  1. nessuno ha detto:

    Grazie a Marco per le preziosissime informazioni.
    Voglio spendere 30 miliardi di euro ( solo il costo preventivato che invece in genere a fine lavori va moltiplicato quasi per tre ) per produrre il 4% della necessità italiana da qui a 10 anni ( ammesso che si inizi domani a coltruire e invece ancora non hanno il coraggio di indicare i siti scelti ). Questo significa sottrarre risorse ad altre iniziative che non generano scorie radiottive per millenni ( la stessa Francia che esporta il nucleare nel mondo ancora non ha individuato un sito definitivo ) quali:
    – politiche di risparmio energetico ( che possono far risparmiare bel oltre il 4% ) quali incentivi per la coibentazione delle case, per l’installazione di pannelli solari sugli edifici pubblica, sui siti industriali ed agricoli ecc.;
    – la ricerca di soluzioni alternative quale quella che il nostro premio nobel Rubbia, cacciato dall’Italia per aver criticato il governo, stà sviluppando in Spagna;
    – rilancio dell’idroelettrico, utilizzo dell’eolico, delle masse legnose ( il territorio italiano, prevelentemente montuoso ha un patrimonio boschivo inserauribile ).
    Centrali nucleari significano MILITARIZZAIONE DEI TERRITORI per difendere i siti da sommosse, attacchi terroristici ecc. Inoltre se fanno una centrale nucleare inondano di soldi i cittadini del comune interessato ( perche se non è pericoloso? ) e la beffa è citta dei territori vicini come Cisterna, Aprilia, Sabaudia, Cori, Sezze Priverno, Pontinia, Nettuno, Anzio ecc. nel caso di una centrale a borgo Sabotino ( non dimentichiamo che nel referendum che respinse il nucleare gli abitanti del borgo furono tra i poche in Italia a votare a favore del nuclueare: come a dire meglio un figlio, un parente crepato ma avere i soldi in tasca ).

  2. marco ha detto:

    In Italia non produciamo poca energia elettrica, abbiamo una potenza installata che supera del 30% la domanda di elettricità. Solo che il sistema è inefficiente e quindi la nostra elettricità è la più cara d’Europa. Ma se anche fosse vero che abbiamo bisogno di altra energia elettrica, potremmo decidere di fare come la Spagna dove, in un anno, no in 10 e 15 anni come x le centrali nucleari, in un anno, sono stati creati impianti eolici per 3500 megawatt: come 2 centrali e mezzo. La costruzione di questi impianti costa meno e ha coinvolto l’industria spagnola con ricadute positive sull’economia. Oppure potremmo fare come la Germania che punta sul solare, pur avendo meno sole. È questione di scelte e d’interessi economici.
    Il fatto di avere centrali nucleari vicino (Francia) non rappresenta un rischio imminente, a meno che non ci sia un incidente grave tipo Chernobyl; ci sono però centinaia di piccoli incidenti e fuoriuscite minori che rendono la vita molto difficile agli abitanti delle zone limitrofe alle centrali: aumento delle neoplasie nella popolazione e delle mutazioni genetiche riscontrate nella fauna sono caratteristiche rilevate in molte aree circostanti centrali nucleari o siti di stoccaggio, acqua di falda compromessa, livelli di radioattività superiori alla norma e cancro infantile ( http://federicovalerio.splinder.com/post/21934175/Rischio+monetizzato )

  3. U79 ha detto:

    Ho letto con attenzione l’intervento di marco, che riporta importanti informazioni del WWF, ma anche di nessuno che ci ricorda la possibilità che nel solo Lazio (regione tutt’altro che a bassa densità abitativa) vi siano nel futuro relativamente vicino 3 centrali nucleari (ok..2+1).

    Tutto interessante, però quando si parla di fonti alternative, a cosa si fa riferimento? Sono in grado di produrre sufficente energia dal giustificare l’investimento(per lo più privato)?
    Io sul discorso “sicurezza”, come scritto nel precedente intervento, con le centrali nucleari presenti appena oltreconfine penso che si tratti un problema del tutto relativo. Se non ne avessimo di così vicine sarei il primo a dire “no” al nucleare però in queste condizioni il pericolo incombente rimane a prescindere dalla scelta italiana.

  4. nessuno ha detto:

    Convegno interessante anche perchè il Lazio rischia di avere tre siti nucleari: Montaltro di Castro, Latina con borgo Sabotino ed il Garigliano ( che stà a Caserta ma sul confine ).
    Purtroppo il problema non viene dibattuto in maniera democratica ma nascosto agli elettrori.
    Per l’ntanto cominciamo a cliccare si internet la parola Rubbia ( premio nobel per la fisica ) + nucleare.
    Escono cose molto interessanti.

  5. nessuno ha detto:

    Parliamone senza pregiudizi ideologici: le centrali vanno alimentate con l’uranio; l’uranio in Italia non ce l’abbiamo ergo lo dobbiamo importare e costa molto di più in prospettiva delle altre fonti energetiche che importiamo. Quindi non risolviamo il problema ma ne creiamo altri per la gestione delle scorie e per la natura sismica del nostro paese. E’ vero o no che alle popolazioni intorno alle centrali viene assegnata una scorta di medicinali ad hoc per la difesa della tiroide in casi di emergenza? E’ vero o no che avere una centrale significa militarizzare il territorio circostante per prevenire attentati, sommosse ecc.
    Perchè il premio nobel per la fisica Rubbia è contrario al nucleare? Andiamo a sentire cosa ci dicono domenica prossima e cerchiamo di farci un’opinione. In caso di dubbio meglio il principio di precauzione. E poi i nostri prodotti agricoli ( dico di Latina, Cisterna, Aprilia, Sabaudia ) chi li vorrebbe più? Signora Polverini no grazie!!!

  6. marco ha detto:

    1) L’energia nucleare non è la soluzione.L’Italia non possiede miniere di uranio, quindi siamo destinati comunque alla dipendenza da fonti di importazione, così come oggi lo siamo con il petrolio e il gas. Efficienza e fonti rinnovabili: queste sì che le abbiamo in casa nostra!
    2) Tutte le stime relative ai costi non tengono in considerazione la questione della scarsità delle riserve di uranio. Un falso mito, infatti, è connesso alla presunta abbondanza dell’uranio in natura. E’ vero si che si tratta di un minerale piuttosto diffuso ma solo in concentrazioni infinitesime, tanto basse da non risultare praticamente sfruttabili. Oggi solo in pochi paesi sono presenti importanti giacimenti e oltre il 50% delle riserve accertate risultano concentrate in Australia, Kazakistan e Canada. Le riserve di uranio realmente sfruttabili sono sufficienti ad alimentare gli attuali 440 reattori per soli 40-50 anni. Va da sé che si pensasse di sostituire, per la produzione di elettricità, tutta l’energia fossile con quella nucleare occorrerebbe realizzare alcune migliaia di nuove centrali e a quel punto le riserve di uranio si esaurirebbero nel giro di pochissimi anni.
    3) In Italia esistono problemi enormi per individuare un sito adatto come il caso di Scanzano Jonico ha dimostrato qualche anno fa (l’area era stata individuata dal Governo Berlusconi come sito di stoccaggio per le scorie nucleari prodotte dall’Italia negli anni ’70-’80). Problemi non solo di accettazione sociale: il nostro oltre ad essere un territorio densamento abitato, è fortemente sismico, pervaso dal dissesto idrogeologico e con spazi fluviali ancor più ridotti e prosciugati per buona parte dell’anno (fenomeno che aumenterà con l’acutizzarsi dei cambiamenti climatici).
    4) Negli ultimi venti anni c’è stato un forte declino negli ordini di nuovi reattori a causa della discutibile economicità del nucleare. Nonostante l’industria del nucleare civile operi da mezzo secolo, va notato come, a differenza di altre tecnologie, gli sviluppi di questo settore non abbiano portato ad una maggiore efficienza economica nella realizzazione e gestione degli impianti. Ad esempio, negli Stati Uniti i 75 reattori costruiti sono costati 145 miliardi di dollari invece dei 45 previsti; gli ultimi 10 reattori costruiti in India hanno avuto un aumento dei costi del 300 per cento in media. Ciò è dovuto sostanzialmente all’aumento medio dei tempi di costruzione dei reattori, a sua volta legato alla necessità di aumentare la sicurezza delle centrali. Tale tempo medio di costruzione è passato da poco più di cinque anni negli anni ’70 a circa 10 anni oggi. In tutte le stime dei costi, inoltre, non si tiene conto di quelli –
    enormi – necessari per la messa in sicurezza delle scorie per migliaia di anni.
    Fonte: WWF

  7. U79 ha detto:

    Vi capita mai di vedere le previsioni meteo, ad esempio la sera?
    Avete fatto caso come, guardando degli addensamenti nuvolosi presenti in quel momento in zone come Spagna e Nord Africa, Germania, prevedono che il giorno dopo questi addensamenti raggiungeranno l’Italia? Ed il giorno dopo arrivano abbastanza puntualmente.

    Ecco come sappiamo in Francia è utilizzato il nucleare, per inciso credo sia quello più nuclearizzato d’Europa. Se succede qualcosa che provoca un inquinamento aereo, il giorno dopo a da noi nel Lazio, e già dopo poche ore è nel Nord Italia, qualora i venti lo portino verso sud.

    Allora mi chiedo di cosa stiamo parlando?

    Qui non c’è da organizzare convegni e incontri pubblici sul tema “no al nucleare”, qui c’è da trattare “il nucleare consapevole”. Bisogna di che del nucleare abbiamo bisogno, perché siamo una nazione priva di materie prime, una delle cause primarie del nostro indebitamento: il gas lo importiamo, molta energia elettrica la importiamo,…

    Dobbiamo cominciare ad agire dove possibile, mettendoci in proprio e riducendo la nostra dipendenza dai paesi esteri.

    Io penso che la questione non sia nucleare si o no, banalmente nucleare SI, ma bensì nucleare consapevole, utilizzo delle generazioni di centrali più recenti, individuazione di centri di stoccaggio a bassa densità abitativa ed a basso impatto paesistico-ambientale, formalizzazione di metodi replicabili per lo stoccaggio e di comprovata effcicacia. Dire “NO al nucleare” è bigotto secondo me.

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