SLIM & LARGE…PREMI PER MOLTI MA NON PER TUTTI

Strane incongruenze alla Slim di Cisterna
Cassa integrazione (…miracolosamente scampata) per gli operai…. E premi straordinari per i capisettore (…e nemmeno tutti)

Qualche mese fa alla Hydro Slim di Cisterna di Latina si profilava lo spettro della cassa integrazione. La Hydro multinazionale, investita in pieno dalla crisi della preziosa materia prima, ricorreva agli ammortizzatori sociali in pressochè tutti i suoi stabilimenti d’Europa e quindi anche a Cisterna.
Le prime previsioni furono delle vere tragedie. Fermo totale di una parte della fonderia, perziale degli altri reparti, Lavoratori interinali (lo sono tutt’ora) a casa, famiglie disperate.
Tra denti stretti e sacrifici vari, quei ‘maledetti’ tre mesi sono passati, e al passato appartengono. Passata è anche l’estate, ed ecco a settembre riannunciare a gran voce dall’azienda, la nuova ‘vagonata’. Per mancanza di ordini, altri 3 mesi…. anche se con un ‘monte ore’ ridotto rispetto al precedente. Non trascorre nemmeno una settimana da questo annuncio, e, l’azienda stessa, torna sui suoi passi e riduce la ‘cassa’ a solo qualche unità, e per qualche giorno al mese.
A questo punto accade una quasi rivoluzione interna, il personale si rifiuta di partecipare ad una importante assemblea sindacale in cui i lavoratori dovevano essere informati delle modalità di messa in atto dalla CIG. Tra l’organizzazione dell’assemblea e la sua realizzazione le intenzioni dell’azienda cambiavano nuovamente. Tanto che nemmeno i delegati sindacali che dovevano esporre gli accordi sulla CIG nell’assemblea stessa ne erano informati. Durante questa sorta di ‘sciopero bianco’ la dirigenza si accordava ‘al volo’ per fare una cassa integrazione unica per tutti di 2 giorni nel mese per lavoratore. Questo era Ottobre.
Arriviamo a Novembre e ai ‘giorni nostri’.
I primi del mese si incontrano la RSU e l’azienda e concordano che per il mese stesso ci sono sufficienti ordini per non fare CIG, quindi tutti ‘felicemente’ a lavoro. Arriva il 12 del mese … giorno di paga…. L’azienda ‘fa trovare’ in busta paga ai capisettore della produzione ben 500€ di premio… e solo a loro… A questo punto il buonsenso pone la seguente domanda: Il merito della ripresa è il loro? E se si… ci si viene da chiedere i motivi… Visto che i capisettore di produzione poco sono più che una sorta di ‘vigili urbani’ dell’attività delle macchine oltre che il ‘tramite’ fisico tra la ‘programmazione’ della produzione e le macchine. Poi… La ‘manutenzione’ ? Che ha effettivamente sfruttato al pieno i tempi di fermo per far trovare le macchine pronte e reattive per la ripresa? Magazzino e ufficio acquisti che sono stati impegnati in programmi di ‘saving’ finanziario stremanti e stressanti per contenere spese enormi che effettivamente erano spesso esagerate e immotivate?
E soprattutto… Fino a meno di un mese fa l’azienda piangeva miseria da tutte le parti, tutt’ora la stessa prevede per Dicembre un periodo di fermo (complici le feste), per far fronte a questa ‘maledetta’ crisi, e adesso , all’improvviso, si produce i ‘lauti’ premi adottando ben palesemente pesi e misure diverse, non si sa con che criteri.
Inoltre, visto che i ‘sacrifici’ peggiori sono stati sostenuti dagli operai, perchè magari non limitare il premio dei capisettore e dare qualcosina anche a loro a titolo di riconoscimento?
E’ giusto che si sappia cosa sta succedendo all’interno di quella che è considerata uno dei fiori all’occhiello dell’economia della provincia, e forse anche della regione.

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street reporter
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2 risposte a SLIM & LARGE…PREMI PER MOLTI MA NON PER TUTTI

  1. nessuno ha detto:

    Gli operai ormai sono carne da macello ( hanno disimparato a ribellarsi e si vede… ); i “capisettore” sono ormai ridotti al ruolo di “caporali” – operai che odiano gli operai -; in Francia li avrebbero “sequestrati” e liberati solo dopo apposito “corso di recupero”. La crisi è lo spauracchio che molti “padroni” usano per terrorizzare i loro dipendenti ormai ridotti a “schiavi”. Tanto c’è l'”esercito di riserva” dei lavoratori precari, degli interinali, dei dipendenti delle coop. di lavoro ( vera reincarnazione del caporalato bracciantile degli anni cinquanta del secolo scorso ). Quando succede questo non c’è più dignita sociale, gli stessi dirigenti ( si fa per dire… ) non dirigono un bel fico secco perchè gli ordini arrivano dall’alto e dall’estero; sono solo le belle statuine – ben pagate e magari gratificate da qualche ruolo nella Confindustria locale – di un “risico” senza senso se non quello del maggior profitto immediato ( si sa i falsi idoli – leggasi budget – esigono sacrifici di sangue… ).

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