Ragazze morte, perizia sull’auto – Omicidio colposo all’autista ubriaco

ROMA – Sarà un tecnico della Procura a verificare se il servosterzo dell’auto sulla quale viaggivano le due ragazze morte ieri sul Lungotevere fosse davvero guasto. I vigili dicono che la Fiat Punto correva a 120 chilometri all’ora, ma Giacomo Campanelli, il sottoufficiiale della Marina che era al volante, giura che se l’autRagazze morte, perizia sull'auto Omicidio colposo all'autista ubriacoo è finita contro una palo della luce, si è cappottata e poi schiantata contro una macchina parcheggiata, è stato per un “problema tecnico”: “Si è bloccato il servosterzo – ha detto – e la macchina è andata dritta”. Il padre conferma: “Il servosterzo faceva dei rumori sospetti. Avevo preso appuntamento in officina per stamane”. Sull’asfalto però non c’era nessuna traccia di frenata e nel sangue del giovane un tasso alcolico tre volte superiore alla norma.
Indagato l’automobilista. Il giudice ha deciso di indagare il militare per l’omicidio colposo di Giulia Brignone e Valentina Arru, e per lesioni gravi nei confronti dell’altra giovane che si trovava abordo dell’auto, Valentina Porcelli, 23 anni, parrucchiera a Cisterna (Latina), ancora ricoverata in gravi condizioni.
Morte a un passo dalla laurea. Giulia Brignone aveva compiuto 22 anni l’11agosto scorso; viveva con i genitori a Cisterna di Latina. Era iscritta a Scienze della Comunicazione all’università di Roma La Sapienza. Le mancavano cinque esami alla laurea. Il suo sogno era quello di diventare giornalista. Il primo maggio ne aveva compiuti 23 invece la sua amica Valentina Arru, “una ragazza timida e semplice”, ricorda un parente. Anche lei di Cisterna, frequentava la facoltà di Lingue nella stessa università dell’amica.
Operazione sicurezza. La tragedia ha riproposto la questione della sicurezza stradale e dal Campidoglio è stata avanzata l’ipotesi di installare dissuassori nei punti dove si verificano più incidenti, e autovelox anche in città, in tutte le strade considerate pericolose. In attesa che entro fine mese sia presentato il piano complessivo della mobilità, l’assessorato al traffico di Roma ha pensato di stendere sulle strade più pericolose “bande sonore” che possono attirare l’attenzione dell’automobilista e indurlo a ridurre la velocità. In arrivo anche dieci nuovi autovelox: “Li installereno non per far cassa – assicura l’assessore alla mobilità Sergio Marchi – ma saranno uno strumento importante di prevenzione, per evitare che si ripetano altre tragedie simili a quelle avvenute ieri”.


Matteoli: “Serve una nuova cultura”. Resta un problema di fondo: come ha detto il ministro dei Trasporti Altero Matteoli, “il Parlamento approverà presto un nuovo inasprimento delle pene, ma ci vuole la collaborazione delle famiglie per preparare i giovani all’uso delle auto. Non basta l’ingegnere che rilascia la patente”.

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5 risposte a Ragazze morte, perizia sull’auto – Omicidio colposo all’autista ubriaco

  1. Gabriele Paterlini ha detto:

    rassegna stampa del 23 dic 2009

    Quella riportata nelle pagine 4-8-11 è davvero una notizia importante.
    Credo sia un importantissimo traguardo raggiunto dalla ns. comunità con il fine nobile di “proteggere” le vite dei ns. cari figli.
    Spero solo non rimanga una notizia ultima, ma che divenga presto una realtà concreta.

    Cordiali saluti e Buon Natale a tutti!!!
    Gabriele Paterlini

  2. Kraquele ha detto:

    Quel che avete scritto e’ sempre stato il mio pensiero , forse meno teatro e piu’ educazione civica nelle scuole , non mi sento di giudicare nessuno, pero’, ragazzi miei amate la vita LA VS VITA, per quanto brutta possa essere vale sempre la pena di viverla. Rispettatevi e fatevi rispettare se un vs amico nn e’ in condizioni ottimali x guidare non lo fate guidare fate i turni ,chi beve nn guida , le leggi ci sono , pero’ solo Voi potete salvare le vostre vite e le vite altrui. Il dolore e’ immenso.
    Saluti

  3. Gabriele Paterlini ha detto:

    [quote=U79]Se un ragazzo che sicuramente ha sentito di stragi del sabato sera, di incidenti dovuti ad alta velocità, alcol, stordimento da notte passata a demolirsi, si mette alla guida di un’auto di cui peraltro sospetta un guasto e parte per trascorrere una serata a bere, beh allora mi viene da pensare che non c’è arma che serva. [/quote]

    No U79, al contrario….proprio per evitare quanto sopra è opportuno non abbassare la guardia perchè questo sembra, ripeto sembra (ricordo che c’è un’indagine in corso e dunque è prematuro tirare conclusioni anche se di dubbi sembrano essercere davvero pochi…..) e ribadisco sembra essere, purtroppo, l’esempio tipico di quanto la cultura del rispetto altrui e proprio sia venuta a mancare.
    Per il resto siamo d’accordo.
    Saluti,
    Gabriele Paterlini

  4. U79 ha detto:

    Apprezzo e condivido quanto scritto da Paterlini in questo spazio. L’educazione alla vita e la “civilizzazione” è necessario che sia insita nelle nostre scuole ora più che mai perché si deve combattere contro il disinteresse ed il permissimismo di molti genitori verso i propri figli, contro il degrado morale e la corruzione dei valori proposti dai media, contro l’ignoranza in senso lato.

    C’è qualcosa che temo però, qualcosa a cui non so dare un nome. Ogni anno Cisterna paga un dazio in termini di giovani vite tale da far sussultare qualcuno colto a dire, magari in un momento di sconforto, “una generazione sta scomparendo”.
    Ora, quando uno studente universitario, quindi si presume di cultura superiore, che nella sua comunità sociale ha visto morire sulle strade giovani coetanei e sperimentato il dolore che colpisce e strazia le famiglie, si mette in auto con qualcuno che sa aver bevuto allora io non so più che pensare e che proporre. Se un ragazzo che sicuramente ha sentito di stragi del sabato sera, di incidenti dovuti ad alta velocità, alcol, stordimento da notte passata a demolirsi, si mette alla guida di un’auto di cui peraltro sospetta un guasto e parte per trascorrere una serata a bere, beh allora mi viene da pensare che non c’è arma che serva.

  5. Gabriele Paterlini ha detto:

    Buongiorno a tutti,
    trovo le parole del Ministro Matteoli assolutamente corrette e nodali circa il vero problema di cui tristemente ci troviamo a “parlare” con una frequenza ormai odierna.
    A tal proposito colgo l’occasione, vista la pertinenza, per riportare, qui di seguito, parte di un intervento che stavo per spedire ieri in altro topic, ma poi trattenuto visto il soggetto dello stesso.

    “Quel che manca credo sia la consapevolezza del rischio reale che si corre quando ci si fa carico, quindi volontariamente, con consapevolezza,
    di un atteggiamento doloso che in questi casi è rappresentato troppo spesso dal condurre un mezzo privato su strada pubblica ignorando
    il codice della strada ed anche le più banali, ma spesso vitali, regole del buon senso!
    Difettiamo in Educazione Civica e di conseguenza in educazione stradale.
    Quel che voglio dire lo posso sinteticamente riassumere con un concetto, forse per i più “banale”, ma per me significativo: fin tanto che continueremo
    ad allacciare la cintura di sicurezza solo nel mero tentativo di sfuggire ad una sanzione pecuniaria ed alla decurtazione dei punti della ns. patente, altresì applicabile dalle forze dell’ordine qual’ora ci colgano a circolare senza, avremo perso questa “guerra” infinita.
    E questa è davvero una guerra perché la strada in Italia, in un anno, purtroppo fa più vittime di una guerra civile!!!
    Ok la repressione come deterrente alla violazione del Codice della strada, ok l’inasprimento delle pene e la certezza delle stesse, ma la vera “guerra” sarà vinta solo quando la cintura ce la saremo allacciata consapevoli che quel gesto potrà salvarci la vita ed evitare che altri genitori debbano tristemente sopravvivere ai propri figli!
    Chiaramente quello della cintura di sicurezza è solamente un esempio, solo per dire che c’è assuloto bisogno del rispetto altrui, ma anche di se stessi.
    Ora, non sono esperto in materia, non so se questo mio pensiero possa in qualche modo rispecchiare la reale situazione, però, prendendo come esempio proprio la ns. amata comunità cisternese, tristemente constato che alla base delle ultime tragedie stradali c’è sempre, o quasi, la mancanza del rispetto del codice della strada.
    A me francamente riesce difficile parlare di fatalità quando un’auto si schianta contro un muro a folle velocità, quando un mezzo pesante taglia la strada ad un mezzo a due ruote…ecc ecc.
    Vorrei che il sacrificio di queste giovani vite stroncate dall’ “ignoranza” non sia stato vano. Vorrei poter dare il mio contributo a finché ciò non accada e per adempiere ad un dovere morale che sento forte

    Ripeto, non sono un esperto, non so come una campagna di sensibilizzazione come quella intendo io possa essere “perseguita”, però un’idea me la son fatta:
    la capacità di apprendimento dell’uomo, la capacità di assimilare informazioni è massima durante l’età scolastica.
    Dunque, perchè non introdurre un’ora di “educazione civica/stradale” nella scuola dell’obbligo?
    Dove per educazione stradale non intendo quella che ogni singolo individuo dovrebbe apprendere durante la frequentazione della “scuola guida”…….ma un’educazione volta essenzialmente a rendere i futuri utenti delle ns strade sensibili e consci circa il vero PERCHE’ sia necessario allacciarsi la cintura di sicurezza!!

    Capisco che per certi versi la cosa possa sembrare utopia pura, però almeno a livello locale si potrebbe tentare di far qualche cosa.
    Dunque, stante la mia inesperienza nello specifico, l’appello lo rivolgo direttamente al Sindaco Merolla (magari ci avrà già pensato), che so essere attento a questo spazio di libera comunicazione, e a tutta la Giunta Comunale:
    – è ipotizzabile l’attuazione di un progetto di sensibilizzazione come quello di cui sopra?
    – è possibile coinvolgere le scuole dell’obbligo di Cisterna in tal senso?

    Al momento non vedo altre strade perseguibili che possano dare frutti concreti.
    Mi rendo conto che quanto proposto può rappresentare un progetto i cui frutti potrebbero essere si tangibili, ma a lunga scadenza, tuttavia rimango fortemente convinto che la “cultura del rispetto” è ciò di cui veramente abbiamo bisogno per cercare di arginare questo problema del quale ci troviamo tristemente a parlare con una frequenza ormai giornaliera!

    Ringraziando ancora una volta il Sig. Belli per questo spazio di libera espressione, spero, grazie ad esso, di aver potuto dare un contributo, se pur minimo, nella lotta all’ignoranza.

    Cordiali saluti,
    Gabriele Paterlini

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