BLOGGER vs DECRETO ALFANO – PERCHE’ ?

Coloro che animano un sito Internet appaiono investiti della stessa responsabilità e degli stessi doveri di coloro che operano in maniera professionale con l’informazione veicolata dai media tradizionali. L’avvocato Guido Scorza, raggiunto da Punto Informatico nelle scorse ore, ha espresso perplessità: “Credo, francamente, che se il disegno di legge venisse approvato nella sua attuale formulazione svuoterebbe di significato il dibattito degli ultimi mesi sulla qualificazione giuridica dei blog e di tutti gli altri siti Internet di informazione e non”. Nel disegno di legge, formulato prima della proposta con cui l’onorevole Cassinelli si è ripromesso di salvare blog e netizen che si esprimono liberamente online, non si traccia alcun distinguo: tutto ciò che rimbalza in rete dovrebbe sottostare agli obblighi imposti a coloro che dell’informazione fanno una professione.
“La questione di fondo – avverte Scorza – è sempre la stessa, già affrontata in relazione ai ddl Levi prima e Cassinelli poi: i siti Internet non sono equiparabili agli organi di informazione professionale tradizionale o, almeno, non lo sono sempre”. Configurando un futuro in cui il ddl proposto da Cassinelli e il ddl sulle intercettazioni, divenuti entrambi legge, dovessero coesistere, blogger e netizen che fanno affidamento sulla rete per raccontarsi e per esprimere la propria opinione potrebbero schivare burocrazie e registrazione, ma non potrebbero sfuggire all’obbligo di rettifica richiesto dalla persona offesa. “In caso di mancata ottemperanza nel termine di 48 ore dalla richiesta – ricorda Scorza a Punto Informatico – si prevedono multe salate (15-25 milioni di vecchie lire) per i gestori del sito che, evidentemente, si vedrebbero costretti a chiudere, con buona pace della libertà di manifestazione del pensiero anche nello spazio telematico”.
“C’è un aspetto sul quale ritengo occorra essere molto chiari – avverte l’avvocato Scorza – il punto non è deresponsabilizzare i blogger e/o i gestori di siti informatici rispetto ai contenuti pubblicati ed agli eventuali pregiudizi arrecati a terzi ma, piuttosto, scongiurare il rischio che vengano loro richiesti adempimenti propri dei mezzi di informazione professionali e palesemente sproporzionati rispetto ad attività di tipo amatoriale o, comunque, non lucrativo”. Il nodo è il ruolo ricoperto dai netizen, che informano senza essere inseriti in una struttura professionale che sappia innescare tempestivi meccanismi di reazione. Esemplifica Scorza: “pretendere che un blogger per diletto in vacanza, se disconnesso per più di 48 ore, corra il rischio di dover pagare 25 milioni di vecchie lire per non aver rettificato un post asseritamente diffamatorio, sembra eccessivo”.
Coloro che animano un sito Internet appaiono investiti della stessa responsabilità e degli stessi doveri di coloro che operano in maniera professionale con l’informazione veicolata dai media tradizionali. L’avvocato Guido Scorza, raggiunto da Punto Informatico nelle scorse ore, ha espresso perplessità: “Credo, francamente, che se il disegno di legge venisse approvato nella sua attuale formulazione svuoterebbe di significato il dibattito degli ultimi mesi sulla qualificazione giuridica dei blog e di tutti gli altri siti Internet di informazione e non”. Nel disegno di legge, formulato prima della proposta con cui l’onorevole Cassinelli si è ripromesso di salvare blog e netizen che si esprimono liberamente online, non si traccia alcun distinguo: tutto ciò che rimbalza in rete dovrebbe sottostare agli obblighi imposti a coloro che dell’informazione fanno una professione.
“La questione di fondo – avverte Scorza – è sempre la stessa, già affrontata in relazione ai ddl Levi prima e Cassinelli poi: i siti Internet non sono equiparabili agli organi di informazione professionale tradizionale o, almeno, non lo sono sempre”. Configurando un futuro in cui il ddl proposto da Cassinelli e il ddl sulle intercettazioni, divenuti entrambi legge, dovessero coesistere, blogger e netizen che fanno affidamento sulla rete per raccontarsi e per esprimere la propria opinione potrebbero schivare burocrazie e registrazione, ma non potrebbero sfuggire all’obbligo di rettifica richiesto dalla persona offesa. “In caso di mancata ottemperanza nel termine di 48 ore dalla richiesta – ricorda Scorza a Punto Informatico – si prevedono multe salate (15-25 milioni di vecchie lire) per i gestori del sito che, evidentemente, si vedrebbero costretti a chiudere, con buona pace della libertà di manifestazione del pensiero anche nello spazio telematico”.
“C’è un aspetto sul quale ritengo occorra essere molto chiari – avverte l’avvocato Scorza – il punto non è deresponsabilizzare i blogger e/o i gestori di siti informatici rispetto ai contenuti pubblicati ed agli eventuali pregiudizi arrecati a terzi ma, piuttosto, scongiurare il rischio che vengano loro richiesti adempimenti propri dei mezzi di informazione professionali e palesemente sproporzionati rispetto ad attività di tipo amatoriale o, comunque, non lucrativo”. Il nodo è il ruolo ricoperto dai netizen, che informano senza essere inseriti in una struttura professionale che sappia innescare tempestivi meccanismi di reazione. Esemplifica Scorza: “pretendere che un blogger per diletto in vacanza, se disconnesso per più di 48 ore, corra il rischio di dover pagare 25 milioni di vecchie lire per non aver rettificato un post asseritamente diffamatorio, sembra eccessivo”.
…omississ

“Coloro che animano un sito Internet appaiono investiti della stessa responsabilità e degli stessi doveri di coloro che operano in maniera professionale con l’informazione veicolata dai media tradizionali. L’avvocato Guido Scorza, raggiunto da Punto Informatico nelle scorse ore, ha espresso perplessità: “Credo, francamente, che se il disegno di legge venisse approvato nella sua attuale formulazione svuoterebbe di significato il dibattito degli ultimi mesi sulla qualificazione giuridica dei blog e di tutti gli altri siti Internet di informazione e non”. Nel disegno di legge, formulato prima della proposta con cui l’onorevole Cassinelli si è ripromesso di salvare blog e netizen che si esprimono liberamente online, non si traccia alcun distinguo: tutto ciò che rimbalza in rete dovrebbe sottostare agli obblighi imposti a coloro che dell’informazione fanno una professione.
“La questione di fondo – avverte Scorza – è sempre la stessa, già affrontata in relazione ai ddl Levi prima e Cassinelli poi: i siti Internet non sono equiparabili agli organi di informazione professionale tradizionale o, almeno, non lo sono sempre”. Configurando un futuro in cui il ddl proposto da Cassinelli e il ddl sulle intercettazioni, divenuti entrambi legge, dovessero coesistere, blogger e netizen che fanno affidamento sulla rete per raccontarsi e per esprimere la propria opinione potrebbero schivare burocrazie e registrazione, ma non potrebbero sfuggire all’obbligo di rettifica richiesto dalla persona offesa. “In caso di mancata ottemperanza nel termine di 48 ore dalla richiesta – ricorda Scorza a Punto Informatico – si prevedono multe salate (15-25 milioni di vecchie lire) per i gestori del sito che, evidentemente, si vedrebbero costretti a chiudere, con buona pace della libertà di manifestazione del pensiero anche nello spazio telematico”.
“C’è un aspetto sul quale ritengo occorra essere molto chiari – avverte l’avvocato Scorza – il punto non è deresponsabilizzare i blogger e/o i gestori di siti informatici rispetto ai contenuti pubblicati ed agli eventuali pregiudizi arrecati a terzi ma, piuttosto, scongiurare il rischio che vengano loro richiesti adempimenti propri dei mezzi di informazione professionali e palesemente sproporzionati rispetto ad attività di tipo amatoriale o, comunque, non lucrativo”. Il nodo è il ruolo ricoperto dai netizen, che informano senza essere inseriti in una struttura professionale che sappia innescare tempestivi meccanismi di reazione. Esemplifica Scorza: “pretendere che un blogger per diletto in vacanza, se disconnesso per più di 48 ore, corra il rischio di dover pagare 25 milioni di vecchie lire per non aver rettificato un post asseritamente diffamatorio, sembra eccessivo”.

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3 risposte a BLOGGER vs DECRETO ALFANO – PERCHE’ ?

  1. Alberto Ceri ha detto:

    esatto U79, solo in Italia può succedere una cosa simile e addirittura farla passare come difesa alla libera opinione.
    Purtroppo per qualcuno la libera opinione vuol dire affermare falsità e menzogne. Chi è accusato di qualcosa che non ha fatto ha il DOVERE oltre che di rettifica anche quello di pubbliche scuse.

    Pensandoci bene il provvedimento non è nemmeno così drastico perchè tutti possono continuare a scrivere sciocchezze e corregerle dopo 48h dalla rettifica. Aggiungerei al decreto in questione anche un limite di rettifiche, cioè dopo X rettifiche sei costetto a chiudere il blog e pagare una multa.

    a presto
    Alberto

  2. U79 ha detto:

    Quindi se bene ho capito, non è la giustezza o no dell’imposizione di certi paletti il nodo, bensì l’entità della sanzione e/o il breve lasso di tempo concesso per rettificare. Io invece penso che sia tutto corretto: perché ci sono blog, come questo ad esempio, seguitissimi e più una falsa informazione (cosa che da quando frequente questo blog non ho mai visto) rimane on-line, maggiore è il danno che arreca e chi fa un danno deve pagare.
    Io credo che, quando è fatta richiesta di rettifica il blogger riceve notizia della cosa e 48h di tempo per organizzarsi mi sembrano francamente oneste. Io penso che un blogger che scrive qualcosa a “rischio rettifica” se ne renda ben conto quindi magari è meglio che eviti di farlo prima di andare in ferie o comunque si accerti che in ogni momento c’è chi può sistemare la situazione per lui. Per correggere un blog anche lontano dalla propria normale location basta un portatile ed un chiavetta , se non addirittura un internet point.
    “blogger e netizen che fanno affidamento sulla rete per raccontarsi e per esprimere la propria opinione potrebbero schivare burocrazie e registrazione, ma non potrebbero sfuggire all’obbligo di rettifica richiesto dalla persona offesa”
    Su questo ho delle considerazioni:

    1. chi si racconta, parla di se, non credo proprio abbia di che preoccuparsi circa una possibile richiesta di rettifica
    2. Chi esprime una propria opinione (“io credo che tizio possa aver fatto questo”) penso non sia soggetto a possibili sanzioni (diverso sarebbe il caso in cui il blogger diffondesse una forma di notizia “Tizio ha fatto questo”)
    3. Un blogger che offende una persona DEVE essere sottoposto all’obbligo di rettifica, solo in Italia si può anche pensare che sia auspicabile il contrario.

    Buona giornata

  3. Alberto Ceri ha detto:

    il problema nasce a priori, che bisogno c’è o a quale scopo positivo trova un blogger per scrivere un post diffamatorio nei confronti di qualcuno?? Si parla sempre bene di voler cambiare le cose, a me sembra che non c’è volontà di cambiare nulla. Chi protesta per questo decreto e si professa paladino della libera informazione in realtà è solo un furbetto, non c’è nessun bavaglio, ma solo un obbligo di correzione se si accusano falsamente personaggi pubblici, come ho già spiegato più dettagliatamente nel commento al precedente articolo.

    a presto
    Alberto – Azione Giovani Cisterna

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