Salvini si è dimesso dopo la canzone razzista

La sola cosa che fa ridere anche i napoletani sono le dimissioni-patacca di questo Matteo Salvini che, invece di pigliarsi a schiaffi davanti allo specchio, lascia il Parlamento italiano con l’aria di chi ha fatto la grande rinunzia, di chi subisce – lui – un oltraggio.
In realtà la norma gli vieta il cumulo e lo obbliga a scegliere: o inquina Montecitorio o inquina Strasburgo. È vero che sbevezzando e sputacchiando, cantando e straparlando, sarebbe pronto a deputarsi in almeno cinque parlamenti. Ma il povero Salvini deve scegliere. Ecco perché al termine del suo can can birraiolo contro i napoletani fa la ‘mossà napoletana delle dimissioni-farsa, e dunque agli sberleffi aggiunge la pernacchia che è codice delle stalle napoletane, è fonema dei quartieri spagnoli. Insomma, la pernacchia finale delle dimissioni da imbonitore di piazza svela in Salvini l’aspirazione a farsi terrone, a farsi napoletano. Ma Napoli, si sa, è la grande cultura europea più la pernacchia. Salvini invece è solo la pernacchia. È l’infelicità di essere pataccaro senza essere terrone: marginale ma non napoletano. Per il resto il cliccatissimo video che Repubblica.it ha messo in rete ieri mattina con gli insulti ai napoletani “colerosi e sporchi come cani” è il documento di un’ossessione, con la birra che rimanda più ad atmosfere di dissoluzione antropologica che al putsch fallito della birreria di Monaco. Si tratti di complotti da ubriachi o di frattaglie d’umanità, le feste lugubri e sguaiate sono l’espressione di quell’ideologia alcolizzata che è sempre stato il razzismo. E il video è una pena perché conferma iconicamente che c’è una sacca di marciume in Italia e che c’è un nesso tra gli ultimi giri di vita razzista della legislazione maroniana e questi cori.
Sempre i cori politici esprimono lo spirito di “combriccola”, il rumore che sovrasta l’intelligenza, la viltà individuale, il sostenersi reciprocamente nel buio di un’ideologia, un barcollare da ubriachi che sembri un temibile passo cadenzato. Ebbene il mondo visto da questi coristi è il mondo delle ronde contro le poveri nigeriane (facessero gli sbruffoni a Scampia o nelle banlieue di Parigi!), delle impronte ai bimbi rom, dei vagoni della metropolitana riservati agli italiani… E però è un sollievo sapere Salvini in Europa, lontano da Roma. Certo per i mastri birrai italiani sarà una perdita. Ma noi, inguaribili idealisti terroni, speriamo che il Parlamento europeo guardi l’orrore estetico e ideologico di questo video. Ci illudiamo che , inorriditi, gli eurodeputati, sfortunati colleghi di questo Salvini, trovino la maniera di rimandarlo nelle bettole da cui proviene. Un grande parlamento internazionale, di una civiltà imperiale che si vuole candidare a prendere il posto dell’America nel pianeta non può ospitare, senza farsene complice e senza ammalarsene, un ceffo come questo. Salvini infatti non è un cialtrone, non è pittoresco, non è un settentrionalista, ma è un razzista da osteria che è il razzismo più gaglioffo, quello che non ha bisogno di ‘studì genetici, di teorie moebiusiane, e neppure delle dotte corbellerie del professor Miglio sul popolo lombardo. Fosse fatto davvero così il popolo lombardo, bisognerebbe subito resecarlo come una cisti, e non solo dall’Italia, ma anche dall’Estonia, dalla Bosnia, dalla Macedonia, da Montenegro, dall’Impadania, vale a dire la Nonpadania del mondo.
La sola cosa che fa ridere anche i napoletani sono le dimissioni-patacca di questo Matteo Salvini che, invece di pigliarsi a schiaffi davanti allo specchio, lascia il Parlamento italiano con l’aria di chi ha fatto la grande rinunzia, di chi subisce – lui – un oltraggio.
In realtà la norma gli vieta il cumulo e lo obbliga a scegliere: o inquina Montecitorio o inquina Strasburgo. È vero che sbevezzando e sputacchiando, cantando e straparlando, sarebbe pronto a deputarsi in almeno cinque parlamenti. Ma il povero Salvini deve scegliere. Ecco perché al termine del suo can can birraiolo contro i napoletani fa la ‘mossà napoletana delle dimissioni-farsa, e dunque agli sberleffi aggiunge la pernacchia che è codice delle stalle napoletane, è fonema dei quartieri spagnoli. Insomma, la pernacchia finale delle dimissioni da imbonitore di piazza svela in Salvini l’aspirazione a farsi terrone, a farsi napoletano. Ma Napoli, si sa, è la grande cultura europea più la pernacchia. Salvini invece è solo la pernacchia. È l’infelicità di essere pataccaro senza essere terrone: marginale ma non napoletano. Per il resto il cliccatissimo video che Repubblica.it ha messo in rete ieri mattina con gli insulti ai napoletani “colerosi e sporchi come cani” è il documento di un’ossessione, con la birra che rimanda più ad atmosfere di dissoluzione antropologica che al putsch fallito della birreria di Monaco. Si tratti di complotti da ubriachi o di frattaglie d’umanità, le feste lugubri e sguaiate sono l’espressione di quell’ideologia alcolizzata che è sempre stato il razzismo. E il video è una pena perché conferma iconicamente che c’è una sacca di marciume in Italia e che c’è un nesso tra gli ultimi giri di vita razzista della legislazione maroniana e questi cori.
Sempre i cori politici esprimono lo spirito di “combriccola”, il rumore che sovrasta l’intelligenza, la viltà individuale, il sostenersi reciprocamente nel buio di un’ideologia, un barcollare da ubriachi che sembri un temibile passo cadenzato. Ebbene il mondo visto da questi coristi è il mondo delle ronde contro le poveri nigeriane (facessero gli sbruffoni a Scampia o nelle banlieue di Parigi!), delle impronte ai bimbi rom, dei vagoni della metropolitana riservati agli italiani… E però è un sollievo sapere Salvini in Europa, lontano da Roma. Certo per i mastri birrai italiani sarà una perdita. Ma noi, inguaribili idealisti terroni, speriamo che il Parlamento europeo guardi l’orrore estetico e ideologico di questo video. Ci illudiamo che , inorriditi, gli eurodeputati, sfortunati colleghi di questo Salvini, trovino la maniera di rimandarlo nelle bettole da cui proviene. Un grande parlamento internazionale, di una civiltà imperiale che si vuole candidare a prendere il posto dell’America nel pianeta non può ospitare, senza farsene complice e senza ammalarsene, un ceffo come questo. Salvini infatti non è un cialtrone, non è pittoresco, non è un settentrionalista, ma è un razzista da osteria che è il razzismo più gaglioffo, quello che non ha bisogno di ‘studì genetici, di teorie moebiusiane, e neppure delle dotte corbellerie del professor Miglio sul popolo lombardo. Fosse fatto davvero così il popolo lombardo, bisognerebbe subito resecarlo come una cisti, e non solo dall’Italia, ma anche dall’Estonia, dalla Bosnia, dalla Macedonia, da Montenegro, dall’Impadania, vale a dire la Nonpadania del mondo.
La sola cosa che fa ridere anche i napoletani sono le dimissioni-patacca di questo Matteo Salvini che, invece di pigliarsi a schiaffi davanti allo specchio, lascia il Parlamento italiano con l’aria di chi ha fatto la grande rinunzia, di chi subisce – lui – un oltraggio.
In realtà la norma gli vieta il cumulo e lo obbliga a scegliere: o inquina Montecitorio o inquina Strasburgo. È vero che sbevezzando e sputacchiando, cantando e straparlando, sarebbe pronto a deputarsi in almeno cinque parlamenti. Ma il povero Salvini deve scegliere. Ecco perché al termine del suo can can birraiolo contro i napoletani fa la ‘mossà napoletana delle dimissioni-farsa, e dunque agli sberleffi aggiunge la pernacchia che è codice delle stalle napoletane, è fonema dei quartieri spagnoli. Insomma, la pernacchia finale delle dimissioni da imbonitore di piazza svela in Salvini l’aspirazione a farsi terrone, a farsi napoletano. Ma Napoli, si sa, è la grande cultura europea più la pernacchia. Salvini invece è solo la pernacchia. È l’infelicità di essere pataccaro senza essere terrone: marginale ma non napoletano. Per il resto il cliccatissimo video che Repubblica.it ha messo in rete ieri mattina con gli insulti ai napoletani “colerosi e sporchi come cani” è il documento di un’ossessione, con la birra che rimanda più ad atmosfere di dissoluzione antropologica che al putsch fallito della birreria di Monaco. Si tratti di complotti da ubriachi o di frattaglie d’umanità, le feste lugubri e sguaiate sono l’espressione di quell’ideologia alcolizzata che è sempre stato il razzismo. E il video è una pena perché conferma iconicamente che c’è una sacca di marciume in Italia e che c’è un nesso tra gli ultimi giri di vita razzista della legislazione maroniana e questi cori.
Sempre i cori politici esprimono lo spirito di “combriccola”, il rumore che sovrasta l’intelligenza, la viltà individuale, il sostenersi reciprocamente nel buio di un’ideologia, un barcollare da ubriachi che sembri un temibile passo cadenzato. Ebbene il mondo visto da questi coristi è il mondo delle ronde contro le poveri nigeriane (facessero gli sbruffoni a Scampia o nelle banlieue di Parigi!), delle impronte ai bimbi rom, dei vagoni della metropolitana riservati agli italiani… E però è un sollievo sapere Salvini in Europa, lontano da Roma. Certo per i mastri birrai italiani sarà una perdita. Ma noi, inguaribili idealisti terroni, speriamo che il Parlamento europeo guardi l’orrore estetico e ideologico di questo video. Ci illudiamo che , inorriditi, gli eurodeputati, sfortunati colleghi di questo Salvini, trovino la maniera di rimandarlo nelle bettole da cui proviene. Un grande parlamento internazionale, di una civiltà imperiale che si vuole candidare a prendere il posto dell’America nel pianeta non può ospitare, senza farsene complice e senza ammalarsene, un ceffo come questo. Salvini infatti non è un cialtrone, non è pittoresco, non è un settentrionalista, ma è un razzista da osteria che è il razzismo più gaglioffo, quello che non ha bisogno di ‘studì genetici, di teorie moebiusiane, e neppure delle dotte corbellerie del professor Miglio sul popolo lombardo. Fosse fatto davvero così il popolo lombardo, bisognerebbe subito resecarlo come una cisti, e non solo dall’Italia, ma anche dall’Estonia, dalla Bosnia, dalla Macedonia, da Montenegro, dall’Impadania, vale a dire la Nonpadania del mondo.
Annunci

Informazioni su Redazione

street reporter
Questa voce è stata pubblicata in Politica. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Salvini si è dimesso dopo la canzone razzista

  1. nessuno ha detto:

    Belle le considerazioni di U79… Ma consoliamoci: a forza di esportare “cervelli” noi italiani non eravamo più abituati ad esportare “coglioni”…

  2. U79 ha detto:

    Beh c’è da dire…che praticamente tutti i suoi colleghi europarlamentari più importanti saranno anche geograficamente più settentrionali rispetto a lui. E quella di stare nel parlamento europeo potrebbe, nelle giuste condizioni, essere anche una punizione esemplare per quest’ometto verde, ma sfortunatamente non per la vergogna. Perché? semplice perché molti paesi vedono noi italiani con gli occhi con cui lui vede i campani e con lo stesso spregio. E occorre ammettere che nei secoli, nonostante abbiamo fatto cose buone, ne abbiamo fatte anche alcune di sufficentemente lerce da giustificare in parte una certa “considerazione”. Quindi spero proprio che lo percepisca questo spregio e che gli pesi, anche se temo questa sensibilità non faccia parte del suo essere.
    Qui comunque si va oltre il razzismo perché non è odio nei confronti di un’altra razza che anima lui come molti altri suoi conterranei, ma odio verso i propri compatrioti che sono suoi fratelli e questo lo rende inferiore anche a molte bestie.

I commenti sono chiusi.